L’ Analisi Bioenergetica è stata fondata negli anni cinquanta dal medico e psicoanalista americano Alexander Lowen. Egli fu allievo di Wilhelm Reich, psicoanalista viennese, allievo a sua volta di Sigmund Freud, ma che presto si distaccò dalle idee del maestro aprendo la strada al corpo all’interno della Psicoterapia. Reich per primo osservò una struttura di tensioni muscolari nel corpo dei pazienti che assolveva alla stessa funzione delle difese psicologiche organizzate nel loro carattere. Lowen approfondì il lavoro di Reich e lo sviluppò nell’Analisi Bioenergetica. Aggiunse alla posizione sdraiata, utilizzata sia in Psicoanalisi che da Reich, la posizione del paziente sui propri piedi, concentrando lo sguardo sulla parte adulta della persona e sul suo presente, piuttosto che sul passato. L’esperienza clinica pluridecennale di Lowen lo ha portato a ideare infiniti esercizi e posizioni del corpo da proporre nel setting terapeutico, al fine di stressare il corpo per favorirne la percezione ed un suo rilassamento, una maggiore competenza emotiva ed espressiva e per aumentare la capacità di esprimere se stessi con padronanza. Lowen approfondendo lo studio della dinamica delle tensioni muscolari e del loro sviluppo durante la crescita arriva a delineare 5 tipologie caratteriali:
Nel corso dello sviluppo del bambino, la negazione protratta di cinque diritti fondamentali (di esistere, di aver bisogno, di essere autonomo, di imporsi, di amare sessualmente) pare costringerlo a dissociarsi dall’area del proprio corpo, implicata nella rivendicazione dello specifico diritto negato, serrandolo nella morsa di una tensione che appare necessaria a impedirne l’espressione e quindi l’appagamento […]. In cambio del paradiso così perduto egli riceve […] l’illusione che il non sentire, cioè il dissociare il piano fisico della sensazione dal piano psicologico della percezione dotata di emozione e di significato, lo metta al sicuro da un ambiente correttamente o erroneamente percepito come minacciante” (A. Lowen)
Lowen arriva a concepire tutte le difese psico-corporee come mezzi di sopravvivenza, divenute difese nevrotiche, e disfunzionali alla vita adulta, perché sopravvissute alla loro utilità.

La struttura del carattere è il miglior compromesso che nei primi anni di vita l’individuo sia stato capace di raggiungere. Purtroppo ora egli è fermo a questo compromesso, ma con l’età adulta la situazione che lo circonda è cambiata” (A.Lowen)

L’Analisi Bioenergetica è una psicoterapia a mediazione corporea che si basa sulla tesi dell’identità e antitesi funzionale psicosomatica mente/corpo, dei processi fisici e mentali: ciò che in superficie funziona in modo antitetico in profondità è unito (funzione energetica). Sottolinea come l’organismo umano funzioni come un tutto ed i versanti psichico e somatico sono solo funzioni apparentemente indipendenti ma di fatto strettamente correlate alla funzione energetica globale.

Le tensioni muscolari croniche rappresentano la controparte fisica di conflitti psichici irrisolti; attraverso di esse i conflitti si strutturano nel corpo sotto forma di restrizione del respiro e limitazione della motilità e della mobilità corporea, perciò di sensazioni e sentimenti. Si tratta di tensioni che si sviluppano lentamente, attraverso esperienze ‘traumatiche’, uniche o ripetute, della prima e seconda infanzia e si cronicizzano diventando parte inconsapevole della struttura corporea e del modo di essere di ognuno. Si perde pertanto del tutto la consapevolezza del loro significato, del perché si siano sviluppate e del come potersene liberare.

L’Analisi Bioenergetica considera l’essere umano nel suo funzionamento complessivo fatto di movimento, sensazioni, affetti, immagini e cognizioni e nell’integrazione funzionale di questi aspetti. Si aiuta la persona ad entrare in contatto con se stessa attraverso il proprio corpo anche tramite l’impiego di un lavoro corporeo che permette di percepire in che modo si inibisce il fluire dell’eccitazione nel corpo, come si limitano la respirazione, i movimenti e la libera espressione di se stessi.

La parte analitica della terapia aiuta il soggetto a capire il ‘perché’ dei blocchi e delle inibizioni mettendoli in relazione alle esperienze infantili e all’intera storia evolutiva. All’interno della situazione e relazione terapeutica, si aiuta e si accompagna la persona ad accettare ed esprimere le emozioni represse, al fine di aumentare la consapevolezza di sè, migliorare la qualità dell’espressione e la padronanza sui propri pensieri, intenzioni e comportamenti. Questa metodologia ha lo scopo di aumentare la capacità di provare piacere, di aumentare la motilità e sensibilità dell’organismo e la sua vitalità.

Scopo della terapia, dell’Analisi Bioenergetica è la conquista dell’individualità, la scoperta di sé […]. Tre passi portano a questo scopo: il primo è la consapevolezza di sé, che significa sentire ogni parte del corpo e i sentimenti che possono sorgere in esso, vuol dire essere in pieno contatto con il corpo […]. Il secondo passo è l’espressione di sé, la capacità di sentire e di esprimere sentimenti ed emozioni. Se i sentimenti non trovano espressione vengono repressi e l’individuo perde il contatto con il Sé […]. Il terzo passo è la padronanza di sé che significa avere il controllo cosciente di tale espressione, che l’individuo sa che cosa sente, è in contatto con se stesso e ha anche la capacità di esprimersi adeguatamente nel proprio interesse […] Ogni tensione muscolare cronica blocca tutte e tre le funzioni. Il lavoro corporeo si propone di aiutare a sentire questo blocco, a capirlo e ad allentarlo. E’ un processo continuo, perché l’allentamento della tensione avviene gradualmente a mano a mano che l’organismo impara a tollerare e a integrare i livelli di eccitazione più alti associati con i sentimenti più intensi” (A.Lowen)
Oggi l’Analisi Bioenergetica appartiene al novero delle ‘Psicoterapie a mediazione corporea’ mantenendosi in costante dialogo clinico e scientifico con gli altri approcci terapeutici, attraverso un costante confronto con lo stato attuale delle conoscenze scientifiche mutuate dalle neuro-scienze, o approcci quali l’infant reserch, la teoria dell’attaccamento, le teoria della regolazione degli affetti, … attuando una costante critica e revisione interna del proprio sapere al servizio della dimensione clinica e del processo terapeutico.
Quello che emerge dall’incontro tra neuro-scienze, infant reserch e approcci psicoterapeutici è una visione complessa, dinamica e unitaria delle interazioni tra cervello, mente, emozioni, corpo. La nuova disciplina dell’intersoggetivismo neuro scientifico
o della regolazione degli affetti si concentra sul ruolo fondamentale legato alla connessione tra gli aspetti corporei dell’esperienza e la funzionalità celebrale, nel processo di cambiamento, riguarda la relazione fra corpo, mente, emozione e relazioni interpersonali …” (A. Klopstech)
2017-12-14T10:40:57+00:00